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Ridisegnamento dei servizi statali per un efficiente rapporto con i cittadini del Paese 

L'uscita poco onorevole dell'Italia dalle alleanze dell'ultimo conflitto ha ingenerato e acuito negli ultimi tempi una consuetudine mentale, assurta a regola, del menefreghismo generale al motto del "ci penserà qualche altro" che il sonnacchioso e infinito fare democristiano ha distribuito con la necessità di essere prima l'argine e poi il controllore (dalla metà degli anni '70) della condivisione del potere con il partito comunista. Così l'apparato burocratico in un quarto di secolo, autoalimentandosi, è divenuto una vera e propria Nomenclatura, di fatto non più rispondente ad alcun controllo, anzi condizionatore di quello politico che in base alle sue scelte può o meno contare su un tale colosso, produttore esperto di privilegi in uso a caste ormai consegnate alla storia.

Così di fatto il Paese è penalizzato non solo dal sistema tangentopolista figlio di una distorta burocrazia, ma anche dalla fuga di responsabilità degli addetti e spesso iniziative di sviluppo sono appannaggio di ingranaggi al limite del malavitoso che ne traggono, con operazioni anche di subappalto, vantaggi a senso unico, in una kermesse di scambi nei quali il valore della Cosa Pubblica e dello Stato vengono sostituiti con fame di denaro e regalie varie.

Questa situazione fa sì che alcune regioni siano fuori dal controllo di uno Stato che si presenta semplicemente - Forte con i deboli e Debole con i forti -.

Il rinvio, la mancanza di controlli e lo scarso senso di servizio di appartenere ad una unica comunità, la presunzione di intoccabilità, paralizza il rapporto fra pubblico e privato con forme di vera vessazione e di facile applicazione da parte di coloro che interpretano il caos delle leggi vigenti.

L'elemento scatenante di questa situazione è stato l'enorme potere acquisito dalle componenti sindacali, le quali vengono sempre più spesso meno al loro specifico ruolo di tutela, divenendo di fatto partiti-politici SENZA RESPONSABILITÀ' POLITICA e senza bisogno del mandato elettivo dei cittadini; pertanto una sorta di direttorio nazionale.

Tale retaggio sta provocando una fatalistica rassegnazione anche in coloro che all'interno della amministrazione possono considerarsi attivi. L'esempio più chiaro è quello di Ministeri, pachidermi statici che prosciugano le risorse del lavoro nazionale nell'assurda concezione che per ripianare sia sufficiente aumentare le entrate, senza mai diminuire le uscite. Va considerato che il Paese (o comunque una buona parte di esso) proprio per il concetto di Libertà ha voglia di ripudiare le burocrazie, i sindacati, le corporazioni e pronto a seguire, sostenendolo chi proporrà:

- l'abolizione del licenziamento impossibile

- lo smantellamento del diffuso monopolio statale

- la liberalizzazione dalle mille autorizzazioni e dalle inutili licenze

Vanno ben poste in evidenza le nicchie economiche create dall'apparato e che sono, proprio per la partecipazione dello Stato nei pacchetti azionari, bunkerizzate, ed anche i più sprovveduti in fatto di economia, ben comprendono l'impossibilità a reggere di una tale situazione. L' amministrazione deve riprendere all' unisono il suo servizio e lo Stato deve privatizzare, non solo i pezzi buoni al grande capitale, per altro già foraggiato abbondantemente, ma in particolare deve tornare al suo ruolo di garante super-partes dello sviluppo corretto dell'economia nazionale, mantenendo legislativamente il potere di controllare la correttezza delle operazioni economiche effettuate e riscrivendo in senso moderno le regole di una economia che esce di fatto dai confini nazionali per competere in un mercato globalizzato.

 

Adeguamento della CARTA COSTITUZIONALE

Un' operazione che richiede il consenso popolare

 

Argomento di difficile trattazione, questo rappresenta il punto nodale del nostro attuale sistema politico ( elettorale, composizione di Camera e Senato, Consiglio Superiore della Magistratura, Regioni, Province, Comuni ) e senza entrare nel merito specifico di proposte possibili elaborate da giuristi costituzionali competenti, appare comunque necessario sottoporlo al consenso dei cittadini. Purtroppo la politica attuale - La Bicamerale ne è la rappresentazione - non vuole accorgersi dello scollamento fra il Paese reale e la società dei politici che ignora l'incertezza e lo smarrimento dominanti a scapito della speranza comune, ingrediente fondamentale per la vita di una Nazione, il quale si va assottigliando. Basta vedere problematiche quali il Presidenzialismo e il Finanziamento Pubblico dei partiti, dove sondaggi chiari dimostrano che gli Italiani hanno opinioni radicalmente diverse da quelle del ceto dirigente.

 

SOCIALE

Stato sovrano dalla parte dei più deboli, e parità dei diritti e dei doveri

Libertà di aiutare i meno abbienti ma chiarezza e libera iniziativa per gli altri ceti componenti la società italiana. Il sociale, o "welfare" come piace , sarà con l'acqua il problema di inizio del terzo millennio; va dato atto che il nostro Paese è all'avanguardia sullo stato sociale, ma con ovvietà di sprechi tali da renderlo uno stato assistenziale. "Dalla culla alla tomba", di ricordo comunista e particolarità italiana, ha prodotto un pasticcio che assommato all' uso scorretto degli ammortizzatori sociali ha dimostrato l'incapacità dei politici e dei dirigenti di stato a dare compiutezza al sistema italiano. L'aumento della classe pensionata dovuto scientificamente all' allungo della vita, obbliga necessariamente ad una revisione del sistema pensionistico e sanitario del Paese. Bisogna considerare che la società industriale concepita come sinonimo di fabbrica = insieme di lavoratori va estinguendosi modificando notevolmente il rapporto lavorativo, in quanto la globalizzazione del mercato porta ad un concetto differente del lavoro, spostando l'asse di definizione - 3° Mondo - verso alcuni paesi dell'ex Est Europeo, facendo di fatto diventare il continente Africano il 4° Mondo; conseguentemente è basilare la problematica del flusso immigratorio di popolazioni in Italia, fenomeno già molto sentito e subìto dal nostro Paese. La equa collocazione del sociale deve consentire allo Stato di intervenire liberamente verso le fasce più deboli o che si trovino in situazione di difficoltà: gli emarginati, i diseredati, i disadattati, devono essere aiutati dallo Stato il quale non può continuare a demandare tutto e solo al volontariato. In tale riorganizzazione lo Stato potrebbe meglio disporre di una accoglienza più efficace e mirata, fermo restando la logica dei doveri e dei diritti. Bisogna considerare che ai flussi regolari seguono sempre situazioni irregolari le quali trovano disponibile solidarietà, purché non si pongano fuori dalle Leggi di uno Stato sovrano quale è l'Italia; per questo la proposta di ALTERNATIVA per l' ITALIA rappresenta il rifiuto di tesi camaleontiche, le quali altro non sono che una arrogante bugia, sempre tesa e indirizzata alla conquista di un potere, che distrugge in uno strisciante oblio i valori che gli sono contrapposti e che noi vogliamo continuare a rappresentare :

- PATRIA

- FAMIGLIA

- RIGORE MORALE

- LIBERTA'

e ai quali i camaleonti contrappongono:

- Partito - Delazione - Privazione di ogni Diritto - Sistematica occupazione dei posti della società, in ogni ordine e grado.

 

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